Luca Mecca

Luca Mecca

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✌🏻Qui strumenti per leggere il mondo. Idee controcorrente. Sempre documentate. Prof. Università @UniTO 🇮🇹 |@RavensbourneUk London 🇬🇧 and more ✌🏻

22/06/2026

Reed caption 👇👇👇
Cose che ho scoperto per lavoro e ricerca in Brasile 🇧🇷

1. La disuguaglianza è tantissima. L’indice di Gini esplode: poveri scalzi in mutande e ricchi con l’elicottero a meno di 100 metri di distanza.
2. 305 popoli indigeni diversi, più secoli di immigrazione europea e africana: un melting pot culturale spettacolare.
3. Il forró tradizionale si è evoluto nel “piseiro”, fusione di tastiera elettronica e brega funk: oggi è uno dei generi più ascoltati del paese. Ed è spettacolare!
4. Che Oscar Niemeyer è stato il più grande architetto di tutti i tempi.
5. Che Rio de Janeiro ha più di 1.000 favelas.
6. Oltre a 50mila specie vegetali: il primato mondiale per biodiversità botanica! (L’italia ne ha 7mila)

Ciao!

22/06/2026

Cultura Alta vs Cultura Bassa: Chi Vince Oggi?

L’opera è il mio grande amore della musica, però se guardiamo statisticamente le opere che vengono messe in scena a livello mondiale hanno un lasso temporale molto limitato nel tempo: il lasso temporale è compreso dal 1791 al 1926. Dal Flauto Magico di Mozart al 1926 con la Turandot di Puccini. Dopodiché il silenzio. Cioè partiamo da Mozart e finiamo con Puccini.
Questo vuol dire due cose: che gli autori in questo lasso di tempo sono diventati i Vasco Rossi della cultura cristallizzata. Possiamo dire che nulla di quello che viene dopo, viene messo in scena, non ho idea di perché e che quello che è venuto prima è stato surclassato da , . Oggi la Commedia dell’Arte, che veniva prima, non viene più rappresentata non andiamo più a teatro a vedere la commedia dell’arte Pulcinella, Arlecchino o rappresentazioni di quel tipo lì.
Non è una critica, l’arte è sempre stata evoluzione.
Ed è un’evoluzione come adesso Budbunny non ha bisogno di essere finanziato ma anzi, probabilmente è miliardario, così come lo era Verdi ai suoi tempi.
Verdi era il Budbunny di che era il di Alessandro Scarlatti. Ok qui sono andato troppo oltre scusatemi.
Il punto è che un’opera geniale come La Serva Padrona di Pergolesi non rientra neanche nelle top 50 del mondo…ed è attualissima!
Ed è in questo contesto che io mi chiedo che tipo di cultura stia vincendo o meglio ha vinto ad oggi. Ed è una domanda secondo me molto interessante di cui non ho una risposta, ma sarebbe molto bello dialogare insieme su questo tema.
Scrivetelo – in breve – nei commenti e poi magari possiamo fare una diretta e io cerco di organizzare con l’amico Antonmario Semolini il direttore dell’orchestra giovanile del conservatorio che ormai tanti lustri fa dirigeva noi ragazzi.
Antonmario ora ha 22 anni anche se la carta di identità dice 90 😊 ma organizziamo.
Ciao.

17/06/2026

C’è stato un cambiamento sociologico nella classe dei nuovi ricchi, proprio la composizione, la tipologia di nuovo ricco, un ricco più giovane, un ricco tech magari disabituato ad andare all’opera, disabituato a questo tipo di consumo culturale. È una classe imprenditoriale di ricchi diversa dalle classi industriali del passato, sono slegate dal territorio, non gli interessa far parte del club del Guggenheim perché non hanno una radice territoriale di quel tipo lì. Hanno swag in 50 paesi del mondo che raggiungono in 52 settimane dell’anno, sono slegati dall’andare all’opera mercoledì sera a New York. Però anche lì Bourdieu ne parlava già e lo diceva nelle istituzioni culturali pubbliche, con musei, teatri eccetera, legittimano un gusto che è quello delle classi sociali dominanti e lo presentano come gusto universale e naturale. Ma ora stiamo assistendo a un cambio di paradigma. La nuova classe sociale superiore non è più interessata a queste cose. La nuova classe agiata, eh, di oggi non ha questa cultura, non riesce ad avvicinarsi all’opera, nessuno li ha cooptati, non hanno avuto un nonno che gli ha fatto capire Mozart o Verdi o Puccini. Ehm, e non è neanche legata al territorio, è globale, ha 10 case tra New York, Los Angeles, Milano e Dubai e oggi, eeeh, qui perché c’è quell’evento lì e domani a Monte Carlo perché c’è, eh, il Gran Premio di Monte Carlo, New York perché c’è il Met Gala e così via. È un consumo che non è quello culturale. Molti non hanno nessuna cultura. La dispersione scolastica degli ultra ricchi tech, per esempio, è la norma. Steve Jobs ne ha parlato all’università che ha abbandonato. Zuckerberg stessa cosa, ma la lista è molto lunga. Per avere quel capitale culturale lì è necessario tanto, tanto studio. Ciao.

GlobalElite CapitaleCulturale SociologiaContemporanea RicchezzaTech ParadigmaShift

16/06/2026

Solo per ricordare questo mood londinese

12/06/2026

La crisi dei teatri lirici: quando i ricchi non finanziano più la cultura

Parliamo della crisi del Guggenheim di New York e del Metropolitan Opera House, analizzando il modello di business delle grandi istituzioni culturali. Scopriamo come la Scala di Milano incassa solo il 27% dei suoi costi totali e come il sistema dipenda da finanziamenti pubblici e privati. Esaminiamo il cambiamento sociologico cruciale: i nuovi ricchi tech, a differenza degli industriali del passato, non hanno radici territoriali e non sono interessati a finanziare l’opera. Mentre negli USA il sistema è completamente privato e quindi vulnerabile, in Italia interviene lo Stato. Ma c’è un paradosso: i poveri finanziano con le tasse l’intrattenimento dei ricchi.

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18/05/2026

Erving Goffman La vita quotidiana come rappresentazione (The Presentation of Self in Everyday Life, 1959)

Nella puntata di oggi parliamo di Erving Goffman: uno dei sociologi più geniali e teatrali del Novecento.
Goffman vede la vita quotidiana come una rappresentazione teatrale.
Goffman parte da un’idea semplice ma potentissima: ogni interazione sociale è una messa in scena.
C’è un palcoscenico — dove recitiamo la parte che vogliamo mostrare agli altri — e c’è un retroscena — dove invece ci rilassiamo, ci togliamo la maschera, e siamo davvero molto diversi.
Nel suo libro più famoso, La vita quotidiana come rappresentazione (The Presentation of Self in Everyday Life, 1959), Goffman ci mostra che tutti recitiamo un ruolo: il professore, lo studente, l’amico, la moglie, l’amante, il partner, il collega…
Siamo come attori che cambiano maschera in base al nostro ruolo. Il pubblico, cioè gli altri, non vede la nostra vera identità, ma quella che noi vogliamo fargli vedere.
E per essere convincenti, usiamo oggetti, gesti, tono di voce, vestiti, ambienti.
Tutto serve a rendere credibile la nostra parte.
La domanda è: chi siamo davvero? Siamo la persona che recita o quella del retroscena? Goffman non dà una risposta definitiva, ma ci fa pensare: forse l’autenticità non esiste in senso assoluto, perché ogni io è sempre costruito nello sguardo degli altri.
La società, in fondo, è una messa in scena, un teatro, dove tutti sono attori — ma recitando il proprio ruolo, tutti noi creiamo il mondo: insieme.

ModernSociety EducazioneCivica

30/04/2026

Sigmund ci ha svelato l’ , quella parte abissale…sommersa e non consapevole della mostra mente. Contiene , ricordi , impulsi e conflitti che influenzano profondamente i nostri pensieri, le nostre emozioni e il nostro comportamenti. , lo descrive come una forza dinamica e attiva, spesso manifestata attraverso sogni, lapsus, atti mancati e sintomi psicosomatici.







Sigmund Freud.
Freud ci ha lasciato una delle idee più potenti e più scomode della modernità: che la forza che muove l’essere umano è il desiderio. Non gli ideali, non la ragione, ma l’energia sessuale, la libido. Per Freud la libido non è solo l’atto sessuale in sé, è una forza vitale, un istinto di vita, un’energia primordiale che anima tutto ciò che facciamo: l’arte, il lavoro, le ambizioni e perfino la religione. Tutto può essere letto come una trasformazione del desiderio sessuale in qualcosa di socialmente accettabile. Freud la chiama sublimazione. L’istinto viene deviato ma non scompare, semplicemente cambia forma. Dentro di noi però c’è un conflitto continuo. Da un lato l’es, il serbatoio pulsionale che vuole piacere immediato. Dall’altro il super io che rappresenta la morale, la società, le regole. In mezzo l’io, costretto mediare tra desiderio e realtà, piacere e colpa. Il risultato è che viviamo costantemente divisi. Desideriamo una cosa ma ne facciamo un’altra e spesso questo contrasto si manifesta nei sogni, nei lapsus, nei sintomi. Per Freud tutto ciò che reprimiamo non muore, ma ritorna travestito. Ecco il cuore della psicanalisi: capire che la civiltà stessa si fonda sulla repressione del desiderio, ma che questa repressione ha un prezzo. La nevrosi, l’ansia, il disagio, l’infelicità. Freud non parla solo di sesso, parla della vita come tensione continua tra pulsione e ordine, tra la voglia di libertà e il bisogno di equilibrio. In fondo per Freud vivere significa gestire il desiderio, decidere ogni giorno quanto lasciarlo scorrere e quanto contenerlo

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