In questi giorni sono circolate affermazioni molto fuorvianti sulla 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, presentata come qualcosa di “iscritto nel nostro codice genetico”.
È importante chiarirlo con fermezza: 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚.
Usare la biologia per giustificare o rendere “inevitabile” la violenza maschile è pericoloso, perché rischia di naturalizzarla e di indebolire la responsabilità personale e sociale.
L’unico vero terreno su cui possiamo incidere è l’𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Ma se si sostiene che la resistenza all’uguaglianza sia nel DNA, allora si svuota di senso proprio ciò che può fare la differenza.
Inoltre, ti**re in ballo il “subconscio freudiano” come se c’entrasse con la genetica crea solo ulteriore confusione: se davvero fosse tutto scritto nei geni, non avrebbe senso neppure il nostro lavoro come psicologi.
Le vere strategie, quelle che funzionano, sono queste:
1. Educare all’affettività, al rispetto, alla gestione delle emozioni e delle relazioni sin dall’infanzia.
2. Promuovere un cambiamento culturale reale, a partire dal linguaggio delle istituzioni e dei media, fino a pubblicità, film, prodotti culturali.
È un percorso lungo, sì. Ma è l’unico che può portarci verso un’Italia più sicura e più giusta.
I Paesi con meno violenza sulle donne non hanno un DNA diverso: 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞.
Maria Grazia Maniscalco - Psicologa dello Sviluppo
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20/07/2025
𝗣𝗲𝗱𝗿𝗼, 𝗰𝗮𝗹𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗟𝗮𝘇𝗶𝗼, 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝟴 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼.
Il bimbo indossa una coroncina e una maglietta con le spalline.
𝐀𝐩𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐜𝐢𝐞𝐥𝐨: valanga di insulti sessisti e omofobi. Ma anche tanta solidarietà. Pedro risponde: “𝐿𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑢𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒”.
👉 𝗖𝗼𝘀𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲𝗽𝗶𝘀𝗼𝗱𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼?
• 𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ – Crescere in libertà significa esplorare chi si è, senza gabbie di genere. Etichettare o bloccare questa esplorazione può interferire con lo sviluppo di una sana autostima e di un’identità sicura.
• 𝗥𝗲𝘀𝗶𝗹𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 – I bambini vanno protetti dai giudizi e sostenuti nella loro unicità. Esporre un bambino a insulti, derisione o commenti sessisti può avere effetti negativi sullo sviluppo emotivo (interiorizzare l'idea di "essere sbagliato").
• 𝗥𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗮 – Un genitore che accoglie e protegge, senza imporre rigide norme sociali, contribuisce a:
- rafforzare il senso di sé del bambino
- fargli sentire che può essere amato così com’è
- renderlo più resiliente di fronte alle critiche
Questo episodio mostra quanto ancora sia presente una cultura rigida e binaria su ciò che è “da maschio” e “da femmina”.
Educare i bambini alla libertà e al rispetto parte da modelli adulti coerenti e da ambienti scolastici e familiari che sostengano la diversità.
Essere 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑖 significa offrire ai nostri figli un ambiente in cui sentirsi accolti e liberi, a prescindere da etichette e conformità.
Gli insulti sessisti alla foto di Pedro col figlio - Notizie - Ansa.it "Auguri Marc, un giorno meraviglioso". Il buon compleanno di un papà speciale, il giocatore della Lazio Pedro Rodigruez Ledesma, al figlio che compie 8 anni. (ANSA)
La mamma di T. mi racconta le difficoltà scolastiche del figlio, con la speranza — condivisa da tanti genitori — di trovare una soluzione. A un certo punto si commuove, ed è una commozione che comprendo profondamente, perché comune a molti genitori con figli con DSA.
Incontro T., parliamo, cerchiamo insieme di individuare cosa non funziona nel suo metodo di studio. Mi colpisce subito la sua disorganizzazione: i materiali sono sparsi, gli appunti difficili da ritrovare.
"Facciamo un passo indietro", gli propongo a un certo punto. Voglio capire come si articola la sua giornata, la sua settimana. Insieme costruiamo un planning molto semplice — semplice per molti, ma non per i ragazzi con cui lavoro.
Dalla mappa emerge un quadro chiaro: T. passa circa 8 ore a settimana in palestra, dalle 16 alle 18, pur non essendo un atleta agonista. Dedica circa 2 ore al giorno ai videogiochi e ha tre ore settimanali con un tutor per i compiti. Il tempo effettivamente riservato allo studio è molto limitato, soprattutto considerando che frequenta il quarto anno di un istituto tecnico.
Solo mettendo tutto nero su bianco T. si rende conto di quanto poco spazio riservi allo studio.
E allora, cerco di aprire una riflessione più ampia: cosa pensano i genitori di tutto questo? Hanno davvero la percezione di come venga gestito il tempo dei figli? Spesso si dice che i docenti siano “brutti e cattivi”, ma i ragazzi si stanno davvero impegnando come dicono?
Quando entro in sala docenti, capita spesso di sentire commenti come: "Tutti questi DSA... Possibile che su 20 alunni, 12 abbiano una certificazione?"
Sì, cari colleghi, è possibile. E vi spiego perché:
1. Le sezioni diminuiscono e non è più possibile suddividere gli studenti per formare classi equilibrate.
2. Le diagnosi aumentano perché molti docenti, aggiornati e attenti, sanno riconoscere i segnali di difficoltà e coinvolgono le famiglie.
3. I genitori, a loro volta, si rivolgono a specialisti che valutano se le difficoltà sono legate a un disturbo specifico dell’apprendimento.
Quindi, mentre c’è ancora chi confonde le difficoltà oggettive con pigrizia o svogliatezza, per fortuna esiste anche un numero crescente di insegnanti che sa osservare, comprendere e attivare i giusti percorsi di supporto.
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