Asilo nido Pufflandia

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Nido d' infanzia privato autorizzato dal comune di Roma anno 2007 accogliamo bambini dai 0 ai 3 anni

14/06/2026

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🌿 L’AGGRESSIVITÀ INFANTILE: UNA FORZA VITALE DA ACCOGLIERE

Quando un bambino o una bambina colpisce, spinge, morde, urla, lancia oggetti, graffia o tira capelli, spesso gli adulti si allarmano.
L’aggressività è probabilmente uno dei comportamenti infantili che più attivano paure, giudizi, pregiudizi e reazioni immediate.

Ci sentiamo chiamati a fermarla.
A correggerla.
A eliminarla.
A bloccarla.

Perché letta da noi adulti attraverso le lenti della violenza. Nostra, adulta.

Ma che cosa sta cercando di raccontare questo bambino o bambina? Ce lo siamo mai chiesti?

Perché l’aggressività, soprattutto nei primi 7-8 anni di vita, non è necessariamente un problema da risolvere.

Molto spesso è un linguaggio.
Un linguaggio corporeo.
Un linguaggio emotivo.
Un linguaggio relazionale.
Un linguaggio che precede le parole.

L’AGGRESSIVITÀ È PARTE DELLA CRESCITA.
Quando sentiamo la parola aggressività tendiamo ad associarla immediatamente alla violenza. Ma non sono la stessa cosa.

L’aggressività, nella sua forma originaria, costruttiva, è una forza vitale. È l’energia che permette al bambino/a di uscire dalla fusione iniziale con l’adulto e di affermare progressivamente: “Io sono io”; “Io desidero”; “Io scelgo”; “Io esisto”; “Io non sono te”.

L’aggressività è spinta affermativa. Una forza che sostiene la crescita, la vera autonomia e la costruzione dell’identità.
Senza questa energia il bambino non potrebbe esplorare il mondo, separarsi gradualmente dall’adulto, sviluppare desideri propri e costruire il proprio senso di sé.

L’AGGRESSIVITÀ È ANCHE PROTEZIONE.
Esiste un’altra forma di aggressività: quella che nasce dalla difesa.
Dal punto di vista neurobiologico, il sistema nervoso umano è programmato per proteggerci. Quando l’amigdala percepisce una minaccia, reale o simbolica, il nostro organismo mobilita energia per difendersi.
Nei bambini l’energia che si mobilita è corporea, ossia si manifesta soprattutto attraverso il corpo.

Un bambino che colpisce non è necessariamente un bambino aggressivo.
Potrebbe essere un bambino spaventato.
Potrebbe sentirsi invaso.
Potrebbe essere sovrastimolato.
Potrebbe essere frustrato.
Potrebbe sentirsi non al sicuro.
Potrebbe avere bisogno di essere visto.

Dal punto di vista della teoria polivagale, molti comportamenti aggressivi rappresentano l’attivazione dei sistemi di difesa.

Tutto ciò non va etichettato e giudicato quale segno di cattiveria, maleducazione, bullo, carnefice…
Sono tentativi di sopravvivenza. Tentativi immaturi e disorganizzati di ritrovare sicurezza. Ma i bambini e le bambine non posseggono ancora così tanti altri strumenti razionali e attivati li dalla neocorteccia.

INFATTI IL CORPO PARLA PRIMA DELLE PAROLE.
Nei primi anni 7/8 anni di vita le aree cerebrali coinvolte nella sopravvivenza, nelle emozioni e nella regolazione corporea maturano molto prima delle aree prefrontali deputate alla riflessione, alla pianificazione e al controllo.

Per questo i bambini e le bambine spesso agiscono ciò che non riescono ancora a raccontare. Il loro comportamento diventa una narrazione.
Un morso può raccontare una frustrazione.
Una spinta può raccontare un confine violato.
Un urlo può raccontare una fatica.
Un calcio può raccontare una paura.
Una provocazione può raccontare un disperato bisogno di essere visti.

Molto spesso il bambino non sa spiegare ciò che gli accade. Lo comunica attraverso il corpo. E il corpo parla sempre.

RICORDIAMOCI SEMPRE CHE DIETRO IL COMPORTAMENTO C’È UN MONDO INTERNO.
Ogni volta che un adulto osserva un comportamento aggressivo può scegliere due strade.
La prima è fermarsi al comportamento e concentrarsi esclusivamente sul suo controllo. Reprimerlo. Addomesticarlo. Pretendere obbedienza.

La seconda è interrogarsi su ciò che quel comportamento sta cercando di comunicare. Comprendere ed accogliere, nella co-regolazione, senza dimenticarsi di porsi quali contenitori e mediatori.
Dietro l’aggressività possiamo trovare:
🌱 frustrazione;
🌱 gelosia;
🌱 tristezza;
🌱 paura;
🌱 umiliazione;
🌱 bisogno di attenzione;
🌱 bisogno di connessione;
🌱 bisogno di movimento;
🌱 bisogno di essere riconosciuti;
🌱 bisogno di sentirsi visto;
🌱 bisogno di sentirsi pensato nella mente di un adulto;
🌱 bisogno di esistere nella relazione.

Perché essere visti, riconosciuti e tenuti nella mente di qualcuno è uno dei bisogni neurobiologici più profondi dell’essere umano.
Questo non significa giustificare qualsiasi comportamento. Significa comprenderne il significato. Perché soltanto ciò che viene compreso può essere accompagnato verso una trasformazione.

L’ AGGRESSIVITÀ È COSTRUZIONE DEI CONFINI DI SÉ.
Una delle funzioni più importanti dell’aggressività è la costruzione dei confini personali. Ogni essere umano ha bisogno di imparare a dire: “No”; “Basta”; “Non mi piace”; “Questo è mio”; “Non voglio”.

Nei primi anni queste richieste ed affermazioni non si esprimono ancora in modo autoregolato. Spesso emergono attraverso comportamenti corporei e reattivi.

🌿 MA QUINDI QUALE DOVREBBE ESSERE IL COMPITO DELL’ADULTO?
Il compito dell’adulto non è eliminare l’aggressività. È aiutarla nella sua naturale evoluzione.
Non è soffocarla.
È offrire un contenimento capace di accogliere l’emozione senza accettare qualsiasi comportamento.
Significa poter dire: “Capisco che sei molto arrabbiato.”
e contemporaneamente: “Non puoi darmi calci/ Non puoi mordere.”

Significa restare presenti senza spaventarsi della tempesta.
Significa diventare una base sicura capace di accogliere emozioni intense senza ritirarsi e scappare, senza umiliare o vendicarsi.

Il bambino/a, lentamente, impara a fare dentro di sé ciò che inizialmente l’adulto fa per lui. Ed è questo il processo della co-regolazione. Ed è da qui che nasce la piccola fiammella dell’autoregolazione.

🌿 QUINDI NON DOBBIAMO INSEGNARE AI BAMBINI E ALLE BAMBINE A NON ARRABBIARSI.
Dobbiamo insegnare loro che la rabbia può essere sentita. Ascoltata. Compresa. Espressa. Trasformata.
Perché lo sviluppo naturale di un essere umano non è caratterizzato dall’assenza di aggressività infantile.
Non è la sottomissione.
Non è l’obbedienza.
Non è il bambino o la bambina che non protestano mai.

È abitato dalla capacità di utilizzare quella stessa energia vitale per affermare sé stessi, proteggere i propri confini, costruire relazioni sane e abitare il mondo con autenticità.

Atelier della Pedagogista

12/06/2026

🌊🏖

18/05/2026
15/05/2026

🐝🐝🐝🐝🐝🎨🖌

11/05/2026

Infilaggio😍

Photos from Asilo nido Pufflandia's post 10/05/2026

Tantissimi auguri alle nostre fantastiche mamme...pittura ,incollaggio e pasta di sale per i nostri Puffetti🩷❣️

18/04/2026

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