Aldo Grauso

Aldo Grauso

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Professionista del settore della Salute, Coordinatore Scientifico Istituzionale

16/06/2026

Nati negli ultimi mesi dell'anno e "messi da parte" dal calcio che conta? ⚽️❌
Oppure troppo comodi per fare sacrifici?

Si è concluso al Centro di Preparazione Olimpica del CONI a Formia
l’ultimo raduno Under 15 "Secondo Semestre" LND.

Un progetto straordinario per i ragazzi nati da luglio a dicembre 👶
Quelli svantaggiati dallo sviluppo biologico più tardivo.

📰 SODDISFAZIONE IMMENSA

Vedere il nostro lavoro sul Corriere dello Sport, in primo piano...
Subito sotto la Serie A.
Prima dei Mondiali.

Emozione enorme. Orgoglio puro. 💪

Dimostra una cosa:
Quando si parla di talento "invisibile" e psicologia applicata al campo, l'attenzione è ALTISSIMA.

Perché il calcio moderno non si gioca solo con i piedi.
Si gioca con la testa. 🧠

---

In qualità di Responsabile Area Psicologica delle Rappresentative LND ho visto 2 verità scomode:

1️⃣ IL PONTE FAMIGLIA-CLUB-FEDERAZIONE È CRITICO
Servirebbe un collegamento stretto a 3.
Ma le famiglie di oggi non hanno più il tempo di una volta.
Lavoro, traffico, turni... Fare 100km per allenamento è impossibile.
Le generazioni precedenti accompagnavano i figli ovunque.
Oggi il lavoro incide troppo sulla famiglia.

2️⃣ SERVE CONTINUITÀ, NON SOLO RADUNI
Lavorare 2-3 volte l’anno al CPO serve.
Ma se nei club pochi continuano quel lavoro...
Il miglioramento si ferma al cancello del CONI.

🚀 LO SHOCK POSITIVO DI FORMIA
Passare al CONI apre gli occhi.
Effetto Hawthorne: staff top = dai il 110%.

🛑 IL NODO "COMFORT ZONE"
Dal 1° luglio svincolo fuori regione.
Ma molti scelgono la comodità di casa.
Più km zero che fame di sacrificio.

A questo si aggiungono i dispositivi digitali 📲
Social + smartphone = ore p***e.
Crollo dell’ attenzione.
Socializzazione reale a zero.

E va detto: la LND ci ha messo la faccia.
Ha creato un’alternativa concreta alla scarsità di opportunità per i giovani "nati a dicembre".
Un sistema che non guarda la data di nascita, ma la fame di crescere.

Ora il seme è stato gettato.
Tocca a famiglie, club e ragazzi innaffiarlo ogni giorno.

Perché il talento senza continuità non cresce!

Aldo Grauso

👉 nel primo commento il link dei risultati


10/06/2026

🤯 IL “SOLILOQUIO” DI ANDREA SEMPIO: SEGNO DI PAZZIA O È NORMALE PARLARE DA SOLI?

In questi giorni tutti parlano del “soliloquio” di Andrea Sempio nelle intercettazioni.
Ho letto commenti tipo: “parla da solo = è fuori di testa”.

👉 Anche se spesso non ci facciamo caso, noi parliamo con noi stessi quasi ogni minuto della nostra vita sveglia.

Non stiamo solo "parlando da soli", stiamo usando la voce come un hardware esterno per alleggerire il carico di lavoro del software (il cervello).

Con Daniela Cursi su la 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭 abbiamo parlato di verità che pochi sottolineano:

1. PARLARE DA SOLI È NORMALISSIMO
Il 70% delle persone adulte lo fa. Gli psicologi lo chiamano “discorso interno esternalizzato”.
È il modo in cui il cervello organizza i pensieri quando la situazione è complessa o stressante.

2. È UN SUPERPOTERE SE USATO BENE
Nel mio articolo spiego 3 modi per usarlo al meglio:
- Per prendere decisioni difficili: ti senti meno confuso
- Per gestire l’ansia: mettere fuori la voce abbassa il cortisolo
- Per memorizzare: se te lo dici ad alta voce, ricordi il 50% in più

3. QUANDO DIVENTA UN PROBLEMA
Non è “parlare da soli” il problema.
Il problema è quando smetti di parlare CON te stesso... e inizi a parlare A qualcuno che non c’è.
Quando rispondi al tuo soliloquio come se fosse un’altra persona.
Quando non capisci più se quel pensiero è tuo, o se è una voce che viene da fuori.
Lì sì: è il momento di chiedere aiuto. Non per vergogna. Per cura.

👉 Da psicoterapeuta e CTU del Tribunale di Roma credo che il soliloquio di Sempio in sé non dica nulla sulla sua colpevolezza o follia.

È il suono che fa un cervello quando è troppo stanco per reggere da solo.
È un adulto che, come un bambino spaventato al buio, inizia a raccontarsi storie ad alta voce per non crollare.

👉 E lo fanno anche i nostri figli.
Li vedi che mormorano mentre fanno i compiti, che si danno coraggio da soli prima della verifica.
Stanno facendo esattamente la stessa cosa: stanno sopravvivendo allo stress parlando con se stessi.

𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐥𝐨𝐪𝐮𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐚. 𝐀𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞.

Aldo Grauso

👇 Nel primo commento il link all’intervista.

Photos from Aldo Grauso's post 08/06/2026

💔⚖️ “Lui li fa e non li vuole”

Quando l’abbandono di un padre narcisista diventa un solco nell’anima.

✉️ Oggi condivido uno dei tanti messaggi di disperazione che ricevo nella mia posta.
Un luogo protetto che custodisce frammenti di vita intimi e coraggiosi.

Una madre scrive così, a 52 anni:

“I figli o si vogliono o non si vogliono.
Lui li fa e non li vuole...”

Queste parole sono l’urlo silenzioso di migliaia di famiglie.

👉 Come CTU in materia di Diritto di Famiglia al Tribunale di Roma vedo troppo spesso questo abisso.

Dietro i faldoni giudiziari ci sono i segni del Disturbo Narcisistico di Personalità applicato alla genitorialità.

🔍 Il volto del Narcisismo: quando i figli sono armi, non esseri umani.

𝐏𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞.
𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐞𝐠𝐨. 𝐎 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.

😭 Dalla storia di questa madre emergono 3 dinamiche devastanti:

1️⃣ 12 anni di vuoto assoluto
Silenzio tombale. Nemmeno davanti a 2 interventi chirurgici e 2 malattie autoimmuni.

Il narcisista non si commuove davanti al dolore. Lo ignora.

2️⃣ La guerra giudiziaria come ossessione
Chiede risarcimenti per “alienazione parentale” mai dimostrata.
Denuncia la madre per finti lavori in nero.
Vuole vincere la guerra processuale sulla pelle di chi soffre.

3️⃣ La frammentazione degli affetti
Un figlio nato da relazione parallela, prima non riconosciuto.
Altri legami fraterni recisi sul nascere.

𝐈𝐥 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨.
𝐄̀ 𝐢𝐥 “𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨”.

🧠 Il corpo si fa carico di quel peso.

Malattie autoimmuni. Stress cronico. Anni di psicoterapia.
È il prezzo fisico di un legame spezzato.

🛟 A tutti i figli che hanno vissuto questo:

Il rifiuto di un genitore narcisista non dice nulla su chi siete voi.
Dice tutto sulla sua 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞.

Voi eravate e siete degni di essere amati.

E a voi, madri stanchissime ma straordinarie:
la vostra presenza solida è l’ancora di salvezza.

💡 Questo spazio non è mio. È nostro.

Avrò il piacere di ricevere altre vostre storie
su cui fare riflessioni insieme.

👇 Se ti sei rispecchiato/a in queste parole
Se stai affrontando una separazione che somiglia a un calvario
Se porti sulla pelle i segni di un amore negato

La mia posta è sempre aperta volta a garantire anonimato e libero sfogo.

Rompere il silenzio è il primo passo
per togliere potere al manipolatore
e iniziare, finalmente, a guarire 🌱

❓ E tu cosa ne pensi?

👇𝐒𝐜𝐫𝐢𝐯𝐢 “𝐅𝐎𝐑𝐙𝐀” 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞
𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨 𝐭𝐮𝐫𝐧𝐨 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨.

Condividi questo post con chi ha bisogno di sentirsi meno solo/a. È un piccolo aiuto che vale tanto.

Aldo Grauso



Photos from Aldo Grauso's post 04/06/2026

⚽️ 🗣️ Quanti allenatori hanno il coraggio di raccontarsi davvero ai propri giocatori?

Ieri, nella splendida cornice di Veronello, abbiamo
vissuto una giornata speciale e intensa con i ragazzi della Rappresentativa Nazionale Under 15 della 𝐋𝐞𝐠𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐃𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 all'interno del progetto di Educazione allo Sport che coordino.

👉 Nelle Nazionali giovanili la sfida è doppia: i ragazzi non si vivono quotidianamente. Si incontrano a "spot", nei vari raduni, e non hanno il tempo biologico di creare quei rapporti profondi che fanno la differenza nei momenti difficili.

Per questo abbiamo avviato una 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚, partendo da una regola precisa di questo ritiro: lo smartphone si usa pochissimo. Abbiamo azzerato il tempo individuale passati isolati davanti a uno schermo, sostituendolo nei momenti di pausa con i vecchi giochi sociali nei ritiri di una volta.

E proprio in questo clima ritrovato, nel ruolo di facilitatore, ho invitato i ragazzi a fare un passo oltre il rettangolo di gioco. Qualcuno ha preso la parola davanti a tutti, rompendo il ghiaccio e condividendo gli aspetti più intimi e complessi della propria vita. Anche lo staff tecnico ha voluto raccontarsi.

👉 Da quel momento è successo qualcosa di straordinario: la pura condivisione ha abbattuto ogni barriera, lasciando spazio a momenti di commozione condivisa che hanno toccato tutti i presenti. Un successo dell'intervento quasi irreale per la velocità e l'intensità con cui questi giovani atleti si sono messi a n**o.

👉 Cosa abbiamo ottenuto? Una fortissima coesione del gruppo e, soprattutto, una chiave di lettura preziosa per il Mister e lo staff, che ora possono comprendere sfumature caratteriali e dinamiche personali che difficilmente sarebbero emerse sul campo. Il talento ti fa convocare, ma è l'empatia che ti fa vincere dentro una squadra.

🧠 Se in un raduno "lampo", staccando i ragazzi dai telefoni e parlandoci a cuore aperto, siamo riusciti a fare questo, la riflessione si sposta sui club di base e dilettantistici, dove il tecnico vive i ragazzi quotidianamente:

❓Quanti investono davvero quei 10 minuti prima dell'allenamento per il confronto e la conoscenza profonda delle storie personali di ognuno? E quanti tecnici hanno il coraggio di iniziare da se stessi, raccontandosi per primi ai propri giocatori?
La formazione parte dall'esempio, non solo dalle lavagne tattiche.

Aldo Grauso


Photos from Aldo Grauso's post 01/06/2026

🔴 ANESTETIZZATI DA PICCOLI, SPIETATI DA GRANDI: Giovani senza limiti o adulti senza coraggio?

Inutile girarci intorno di fronte alle continue cronache di violenza, degrado e totale anempatia che registriamo nell'ultimo periodo.

𝐎𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ , 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞.

👉C’è una verità clinica che pochi hanno il coraggio di dire: per molti dei nostri adolescenti, oggi, è troppo tardi per la semplice educazione emotiva.

Quando il danno strutturale è già fatto, l'anaffettività si radica e si ramifica in forme di disagio drammatiche.

Come psicoterapeuta e Coordinatore della Cabina di Regia sul Bullismo e Cyberbullismo di Roma Capitale, vedo ogni giorno le due facce opposte di questa identica anestesia dell'anima:

📉 Il dolore rivolto verso se stessi: è il silenzio assordante dell'anedonia, l'incapacità totale di provare piacere o interesse per la vita. È il corpo che diventa un campo di battaglia nei disturbi alimentari, o il grido d'aiuto invisibile dell'autolesionismo, dove farsi del male resta l'unico modo per "sentire" qualcosa quando dentro si è completamente vuoti.

💥 Il dolore scaricato sugli altri: all'estremo opposto, troviamo una violenza brutale e priva di consapevolezza. Non c'è nemmeno la reale percezione di fare del male: c'è solo la volontà sistematica di offendere, umiliare e annientare l’altro, sia psicologicamente che fisicamente.

Aggredire un insegnante in classe o un passante per strada diventa un intrattenimento, un contenuto da filmare per i social, senza un briciolo di rimorso o di pietà, perché nel cervello quella competenza non è stata mai allenata.

🚗 Serve una "Patente Genitoriale"?
Di fronte a questo disastro, sorge una domanda provocatoria ma necessaria: di chi è la vera responsabilità? Della società o dei genitori?

Diciamolo chiaramente: la scuola ha il dovere di istruire, di accogliere e di fare prevenzione. Ma lo Stato non può sostituirsi al codice genetico dell'educazione, che appartiene alla famiglia. Se per guidare un'auto serve un esame, oggi sembra che per mettere al mondo un figlio e crescerlo non serva alcuna competenza sociale. Troppi genitori hanno confuso l'amore con l'assenza di regole, abdicando al proprio ruolo autorevole per paura del conflitto.

Nel mio ultimo articolo scritto con Daniela Cursi su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 lancio una riflessione profonda proprio su questo corto circuito.

👉Bisogna partire dai bambini piccoli: la vera prevenzione si fa nelle scuole e nelle associazioni sportive.

Se vogliamo salvare le prossime generazioni dal baratro dell'isolamento o della ferocia, dobbiamo smetterla di intervenire quando i ragazzi hanno 16 anni e il disagio è già esploso. Per loro dobbiamo pensare ad altri percorsi , più specialistici.

L'educazione emotiva deve iniziare alle scuole primarie. È questo quello che stiamo facendo nelle scuole di Roma, perché è da piccoli che si impara l'alfabeto del cuore: a dare un nome alla paura, a tollerare la frustrazione di un "no", a guardare l'altro negli occhi e capire il limite oltre il quale si produce sofferenza.

𝐋'𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚: 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥'𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢, 𝐜𝐮𝐫𝐞𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢.

👉Nel mio articolo ho tracciato 5 soluzioni immediate e urgenti per invertire la rotta. Dobbiamo portare l'educazione all'affettività obbligatoria fin dai primi anni, imporre patti di corresponsabilità più funzionali con le famiglie, e costringere chi sbaglia a riparare concretamente il danno alla collettività. Ma soprattutto, dobbiamo restituire ai genitori il coraggio e la responsabilità di fare i genitori.

❓La vera riflessione da fare è: 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐨𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐝 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐚𝐫𝐞 l'educazione e la salute mentale dei nostri figli?

👇Nel primo commento, il link dell’articolo.

Aldo Grauso



28/05/2026

💔 𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐞𝐱.

“Fa male da morire sentirsi invisibili per la persona che ami di più al mondo.”

Questa è solo una parte del messaggio che ho ricevuto in privato da un padre.
Un grido d’aiuto che, purtroppo, non è un caso isolato.

Quando una storia d’amore finisce, dovrebbe finire la coppia.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀.

Eppure, sempre più spesso, i figli vengono trascinati dentro conflitti che non appartengono a loro.

Ritardi.
Scuse.
Telefoni spenti.
Incontri rimandati.
Frasi come: “non vuole sentirti”.

👉 Ma un bambino non dovrebbe mai essere messo nella condizione di scegliere tra due genitori.

Ostacolare il rapporto tra un figlio e un genitore non è un dispetto all’ex partner.
È una ferita che ricade sul minore.

I bambini hanno un diritto fondamentale alla bigenitorialità.

Privarli di una figura di riferimento può significare:

👉 creare conflitti di lealtà
👉 alimentare ansia, rabbia e insicurezza
👉 generare paura dell’abbandono
👉 compromettere la fiducia nelle relazioni future

Un padre che vuole fare il padre non dovrebbe essere costretto a implorare il diritto di amare suo figlio.

La giustizia ha i suoi tempi.
Spesso troppo lenti.

Ma 𝐥𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢.

Custodisco l’anonimato di questo papà, a cui mando il mio abbraccio, ma scelgo di condividere questa riflessione perché riguarda molti genitori invisibili.

Separarsi può essere doloroso.
Ma un figlio non deve mai diventare il campo di battaglia degli adulti.

📩 La mia posta resta aperta.

❓La vera sfida allora è questa: siamo capaci di guardare l’altro attraverso gli occhi dei nostri figli e non più attraverso i nostri?

Aldo Grauso

Photos from Aldo Grauso's post 26/05/2026

🥊 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢?

Il male esercita un fascino immediato perché promette scorciatoie, risultati rapidi e gratificazioni istantanee.

Al contrario, cercare e costruire il bene richiede tempo, pazienza e una semina costante: è un percorso lento, ma è l'unico capace di durare e di proteggerci davvero.

Ieri mattina ho avuto il piacere di essere ospite del Liceo Ginnasio Statale "Orazio" - Roma per l’incontro-dibattito “Lo sport come contrasto al bullismo".

È stato bello vedere tanti ragazzi presenti, attenti e partecipi.

👉 Nel mio intervento ho voluto sottolineare due aspetti per me fondamentali.

𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨𝐜𝐞:
non possiamo aspettare che il disagio esploda alle scuole superiori.
Bisogna iniziare prima, già dalle 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐞, lavorando su emozioni, empatia e rispetto dell’altro.

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞:
oggi educare i ragazzi all’uso dei social significa prevenire cyberbullismo, body shaming, revenge p**n e dinamiche di violenza che spesso nascono dietro uno schermo.

Ai ragazzi ho voluto lasciare anche una provocazione:

👉 dietro ciò che vediamo online non ci sono solo algoritmi.
Ci sono persone.
Ci sono conseguenze.
C’è un impatto reale su chi guarda, su chi condivide e su chi subisce.

Lo sport può essere una palestra straordinaria di rispetto, inclusione e fair play.

Ma non basta far praticare sport ai ragazzi.
Bisogna accompagnarli, ascoltarli e aiutarli a capire che 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧: è un comportamento quotidiano.

Grazie al Liceo Orazio, al prof. Alessandro Follaro per l'invito, ai docenti e soprattutto ai ragazzi per l’accoglienza e per il confronto.

Aldo Grauso

Photos from Aldo Grauso's post 22/05/2026

Ieri ho avuto il piacere e il privilegio di partecipare, insieme al Consigliere dell’Assemblea Capitolina Giovanni Zannola, a un panel di discussione durante la 𝐌𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐮𝐥𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, evento promosso dall’ Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile

A introdurre il confronto, due grandi campioni olimpici delle arti marziali: Giulia Quintavalle e Luigi Busà.

👉 In questa occasione ho potuto raccontare un progetto che mi sta profondamente a cuore: la 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 che stiamo portando avanti dallo scorso anno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado di Roma. 🔴👧👦

Un lavoro nato all’interno del 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 che ho il privilegio di coordinare, con la collaborazione preziosa del mondo scolastico e dello sport: associazioni sportive dilettantistiche e scuole calcio della nostra città.

Ci siamo posti una domanda semplice, ma fondamentale:

👉 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐨𝐝𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚?

La risposta è no.

Dobbiamo partire prima.
Dai bambini.
Dalle emozioni.
Dall’empatia.

Perché non si può rispettare davvero l’altro se prima non si impara a riconoscere ciò che si prova e a comprendere ciò che prova chi abbiamo davanti.

Prima ancora di parlare di grandi sentimenti, 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.

È da lì che si previene il bullismo.
È da lì che si disinnesca la violenza.
È da lì che si costruiscono uomini e donne migliori.

Grazie a Luca Massaccesi e Elisa Caponetti per l'invito e un ringraziamento speciale ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli allenatori delle associazioni sportive: il vostro lavoro quotidiano, tra i banchi e sul campo, è la vera chiave di questa sperimentazione.

Grazie a chi crede in questo percorso e lavora ogni giorno per renderlo possibile…🤝🌱

Continuiamo a lavorare insieme per il futuro dei nostri ragazzi.

Aldo Grauso

Photos from Aldo Grauso's post 19/05/2026

Ieri ho avuto il piacere di essere alla Camera dei Deputati insieme all’amico Giovanni Zannola e al Presidente Giancarlo Abete, alla presentazione del progetto sociale “𝐒𝐨𝐩𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚”, promosso dall'Area Sociale della LND.

Un’occasione importante per parlare di sport, inclusione e comunità.

👉 Perché il calcio, soprattutto nei contesti più fragili, può essere molto più di una partita: può diventare uno spazio di incontro, di accoglienza e di crescita per tanti ragazzi, soprattutto provenienti da culture ed etnie diverse.

Quando parliamo di giovani, non parliamo mai solo di talento o prestazione.

Parliamo di storie personali, di famiglie, di territori, di difficoltà che spesso entrano in campo insieme a loro.

Ed è proprio lì che lo sport può fare la differenza.

👉 Se ben guidato, può aiutare i ragazzi a sentirsi parte di qualcosa, a costruire fiducia, a trovare riferimenti positivi.

Il calcio può essere uno strumento educativo potente.

Ma dobbiamo ricordarci che non basta far giocare i ragazzi: bisogna accompagnarli, ascoltarli e creare contesti capaci davvero di includere.

⚽ Il calcio italiano poggia su una base solida fatta di pura passione.

È quella della Lega Nazionale Dilettanti: 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, di volti e di tesserati che testimoniano come lo sport sia, prima di tutto, 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀.

💚 Liberi Nantes
Un esempio concreto di come il calcio possa diventare accoglienza, inclusione e possibilità.

Aldo Grauso

14/05/2026

🚨 Se tuo figlio va male a scuola, hai pensato di togliergli il cibo preferito, e non lo sport?

Togliere l’attività sportiva è solo il modo più veloce per aumentare frustrazione, rabbia e senso di inadeguatezza?

Su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, con Daniela Cursi, abbiamo affrontato un tema che riguarda tantissime famiglie:

👉 “Se non vai bene a scuola, non ti alleni più.”

⚠️ Spesso dal mese di maggio le società sportive assistono ad una diminuzione della frequenza sportiva.

Sembra una punizione educativa.
Ma spesso diventa un ricatto.

Il rendimento scolastico va preso sul serio, certo.
Ma prima di togliere ciò che rende un ragazzo felice, forte fisicamente e psicologicamente, bisognerebbe chiedersi una cosa:

👉 perché sta andando male?

Mancanza di metodo?
Difficoltà cognitive?
Motivazione?
Aspetti emotivi?
Problemi familiari?

Non sempre il problema è “non studia abbastanza”.

Lo sport, invece, può diventare un alleato: insegna responsabilità, organizzazione, gestione dell’errore, problem solving, autostima.

👉 Dal 2023, la Costituzione riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva.

E spesso anche l’allenatore può aiutare un ragazzo a ritrovare fiducia.

Togliere tutto, invece, rischia solo di chiudere il dialogo.

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti.
Hanno bisogno di adulti presenti, capaci di capire prima di punire.

👇 Link all’articolo nel primo commento.

❓ La riflessione da fare è: togliere lo sport per un brutto rendimento scolastico è educativo… o peggiora solo il problema?

Aldo Grauso

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