17/06/2026
La signora del simposio. Il vino e le donne nella società pre-romana e romana La signora del simposio. Il vino e le donne nella società pre-romana e romana
ArcheoStudio s.r.l. nasce nel 2007 allo scopo di operare nel campo dei Beni Culturali, specializzan
17/06/2026
La signora del simposio. Il vino e le donne nella società pre-romana e romana La signora del simposio. Il vino e le donne nella società pre-romana e romana
17/06/2026
Consiglio....
Il pasto frugale. La valenza socio-politica del cibo a Roma fra Repubblica e Impero Il concetto di frugalitas, così come quelli di tradizione, consuetudine e mos maiorum, ebbero una profonda importanza nella società romana a cavallo fra il I sec. a.C. e il I d.C., tanto da invadere gli aspetti più quotidiani della vita dei cittadini come, appunto, il consumo del cibo. L'argoment...
04/06/2026
Il monumento da copertina del mese di giugno è l'Arco di Malborghetto.
Oggi appare come un casale immerso nella natura che custodisce una lunga storia. La tradizione cristiana vuole che Costantino, accampatosi in questo luogo, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, abbia visto al tramonto nel cielo il segno della croce e che “durante il sonno viene avvertito di far segnare sugli scudi il celeste segno di Dio e di dar battaglia”.
Nel corso del tempo l’arco ha subito numerose trasformazioni sia strutturali che funzionali diventando prima chiesa fortificata dedicata alla Vergine e nel XIII secolo viene inserito nella cinta muraria di un castrum. Trasformato in casale e circondato dalle rovine del Borgo, prese da allora il nome di Malborghetto o Borghettaccio.
Nel 1567 l’edificio venne restaurato dallo speziale milanese Costantino Petrasanta e poi nel XVIII secolo adattato a Stazione di Mezza Posta. Mantenne questa funzione sino a quando Pio VI, collegando Civita Castellana alla via Cassia, soppresse il servizio postale lungo il tratto suburbano della via Flaminia.
Nel 1982 entrò a far parte dei Beni del Demanio ed è oggi un Antiquarium.
Fino al 28 giugno è allestita la mostra 𝗠𝗮𝗹𝗯𝗼𝗿𝗴𝗵𝗲𝘁𝘁𝗼: 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗹𝗹𝗲𝗴𝗿𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗴𝗶𝘂𝗯𝗶𝗹𝗲𝗶 che espone per la prima volta reperti legati ai cammini di fede e le armi della battaglia di Ponte Milvio.
18/05/2026
"L'Arco Scomparso "tra le due chiese gemelle a Piazza del Popolo .
L'unica fotografia esistente che ritrae l'arco, in legno e gesso, costruito temporaneamente nel 1857 tra le due chiese gemelle di Piazza del Popolo (Santa Maria in Montesanto, nota anche come Chiesa degli Artisti, e Santa Maria dei Miracoli) in onore di Papa Pio IX.
L' autore è Dario Agostini che fu uno dei primi pionieri della fotografia a Roma durante lo Stato Pontificio.
13/05/2026
Le tubature di piombo romane a Pompei avrebbero dovuto avvelenare chiunque ci bevesse. Invece rilasciavano meno piombo di molti acquedotti moderni.
Ecco perché nessuno ci aveva pensato.
A Pompei, l'acqua degli acquedotti era dura — ricca di sali minerali disciolti. Ogni volta che scorreva nei tubi, depositava uno strato sottile di carbonato di calcio sulla parete interna. Lentamente, nel corso di decenni, quel deposito diventava un rivestimento continuo, compatto, impermeabile.
Nessun ingegnere lo aveva progettato. Nessuno lo aveva ordinato. Era successo da solo.
Nel 2014, un gruppo di ricercatori ha analizzato 20 fistulae — i tubi di piombo originali di Pompei — con la diffrazione a raggi X (XRD), una tecnica che identifica la composizione chimica strato per strato. Quello che hanno trovato è stato pubblicato su PNAS, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo.
Lo strato di calcare aveva raggiunto fino a 2 millimetri di spessore. Due millimetri che separavano il piombo dall'acqua che ci bevevano.
Risultato: il rilascio di piombo nell'acqua era sceso a meno di 1-10 microgrammi per litro. Il limite di sicurezza moderno fissato dall'EPA americana è 15 microgrammi per litro. Quei tubi, vecchi di duemila anni, stavano rispettando le norme che avremmo scritto noi nel ventunesimo secolo.
Non lo sapevano. Ma funzionava lo stesso.
Abbiamo passato secoli a usare le tubature di piombo romane come esempio dell'ignoranza antica — la prova che i Romani non capivano i rischi di quello che costruivano. Quello studio del 2014 ha dimostrato che la realtà era più complicata: l'acqua stessa aveva risolto il problema, silenziosamente, senza che nessuno se ne accorgesse.
L'ironia è che noi lo abbiamo scoperto solo adesso.
In breve:
I tubi di piombo di Pompei si erano auto-impermeabilizzati con uno strato naturale di calcare fino a 2 mm
Il rilascio di piombo era inferiore a 1-10 µg/litro: sotto i 15 µg/litro dei limiti moderni EPA
Lo studio XRD su 20 fistulae è stato pubblicato su PNAS nel 2014
13/05/2026
Il quartiere demolito negli anni '30 per far spazio a via dei Fori Imperiali (originariamente via dell'Impero) si chiamava Quartiere Alessandrino. Era un’area densamente abitata, edificata attorno al 1570, che si estendeva tra piazza Venezia e il Colosseo, venendo rasa al suolo nel 1932 per scopi scenografici e celebrativi del regime fascista.
Dettagli sulla demolizione:Nome: Quartiere Alessandrino (nato per volontà del cardinale Michele Bonelli, originario di Alessandria).Periodo: La maggior parte delle demolizioni avvenne nel 1932.Cosa fu distrutto: Il quartiere era costituito da botteghe, case, chiese e stradine, tra cui la via Alessandrina, che ora è l'unica testimonianza superstite dell'area.L'obiettivo: Creare la monumentale "Via dell'Impero" (inaugurata il 28 ottobre 1932) per collegare piazza Venezia al Colosseo.
Oggi, i resti dei Fori Imperiali, parzialmente coperti dal quartiere scomparso, sono visibili ai lati dell'attuale via dei Fori Imperiali.
Non proprio una ricostruzione fedele ai lavori e ai macchinari usati ma l'idea la da.