19/06/2026
Mercoledì 1 luglio ci sarà la prima serata benefit del doposcuola popolare Marconi. Un progetto nato dal basso a novembre 2025 con l'idea di creare un presidio educativo in un quartiere attraversato da tante e diverse persone piccole, con cui ripensare pratiche alternative agli schemi dell'educazione scolastica e tradizionale: siamo partitx dalla libera espressione dell’infanzia, troppo spesso ostacolata dalla durezza delle persone adulte costruendo insieme saperi comunitari fatti di esperienze, vissuti e identità differenti. Non è stato un percorso semplice ma nessunx di noi si aspettava lo sarebbe stato. Quello che è stato però inaspettato è ritrovarci accoltx con entusiasmo da mondi così variegati con cui coltivare nuove alleanze e solidarietà.
Siamo felici, entusiastx e piene, e ci piacerebbe condividere la nostra esperienza con tuttx voi.
Ci vediamo al barricadero con:
- una mostra con alcune foto del laboratorio
- cocktail dai nomi procioneschi
- musichette dalle 19 a mezzanotte, con una line up impressionante
- cena vegana a cura della ciurma
- maglie con grafichette specialissime by safra
Un grazie enorme a chi ci ha fatto le locandine ~ Diana
e a chi verrà a suonare ❤️
04/06/2026
L'approvazione del decreto promosso da Valditara rappresenta un ulteriore attacco alla libertà educativa, all'autonomia dei percorsi formativi e alla possibilità di costruire una scuola capace di accogliere la complessità delle soggettività, delle relazioni e delle differenze.
Se nelle scuole si censureranno parole come consenso, autodeterminazione, affettività, libertà e differenza, nelle Scuole Popolari quelle stesse parole continueranno a essere pronunciate, discusse, studiate e praticate.
Le Scuole Popolari non nascono per sostituire la scuola pubblica né per colmare le mancanze dello Stato. Non siamo terzo settore. Siamo presidi politici radicati nei territori, luoghi di osservazione, di resistenza e di costruzione collettiva. Nasciamo nelle contraddizioni prodotte dalle falle della scuola pubblica e trasformiamo quelle contraddizioni in pratiche educative, sociali e politiche.
Per questo continueremo a costruire momenti di autoformazione e confronto, ma soprattutto a lottare affinché l'educazione sessuoaffettiva trovi spazio nei luoghi pubblici, nelle scuole di ogni ordine e grado, in tutte le istituzioni educative e nei territori che attraversiamo.
Crediamo in una scuola pubblica che torni a essere bene comune e strumento di emancipazione. Spazi in cui ogni persona possa prendere parola, essere ascoltata e partecipare attivamente ai processi di trasformazione sociale. Una scuola capace di riconoscere e valorizzare le differenze, non di censurarle.
Vogliamo territori e scuole fieramente eterogenei, attraversati da esperienze, identità e vissuti differenti. Vogliamo una scuola che non si comporti come un'azienda, che non insegua logiche privatistiche e competitive, ma che torni a mettere al centro i bisogni collettivi, il pensiero critico e che lasci spazio a pratiche di dissenso.
A ogni tentativo di restringere gli spazi di libertà risponderemo ampliandoli.
Continueremo a organizzarci, resistere e lottare per una scuola pubblica, libera, laica, inclusiva e realmente accessibile. Continueremo a lottare perché l'educazione sessuoaffettiva sia un diritto di tuttə e non un privilegio da concedere o negare.
Perché l'educazione è un terreno di conflitto. E no
16/05/2026
tutelare la salute: una chimera nell’epoca del capitalismo
Ieri con un gruppo di bimbə del doposcuola abbiamo eseguito ECG , poi un compagno medico di base ha rilasciato i certificati sportivi. In questo modo garantiamo l’accesso allo sport (popolare, altrimenti inaccessibile anche quello) a partire dalla costruzione dal basso di pratiche di prevenzione e di cura sapendo che salute deve essere per tuttə. Salute che si compone di affetto, diritti di base come una casa e un’istruzione, e solo poi di prevenzione e cure mediche.
Abbiamo fatto un laboratorio per includere lə bimbə: hanno fatto loro da sanitarie e scoperto dove sta il cuore. Hanno visto un altro modo di prendersi cura tra di loro e di loro stessə.
Tanti genitori, tante famiglie come quelle che attraversano il nostro territorio, vivono ai margini della cittá perché i servizi più di prossimità sono assenti o se ci sono risultano altamente carenti e impreparati a gestire situazioni sanitarie anche meno complesse. Questi sono i risultati di anni di definanziamento a diritti basilari come il curarsi, lo stare bene, poter recarsi in ospedale e non essere trattati come un numero, deprivati, in quanto depersonalizzati, della giusta attenzione che ogni individuo necessita a prescindere dal bisogno, dal possesso dei documenti o dalla classe sociale. Non si può non rispettare un diritto fondamentale come quello alla salute, tant’è vero che il Sistema Sanitario Nazionale nasce proprio in questo ottica in seguito a una stagione di lotte con la quale i lavoratori riuscirono a conquistare principi cardini come l’universalità della tutela sanitaria gratuita, l’uguaglianza dei destinatari e la strutturazione di un sistema di prevenzione e controllo. Il carattere di queste conquiste parziali fu però temporaneo, tanto che, complici mutamenti politici e economici, il SSN è andato in tempi più recenti a perdere quegli aspetti più avanzati che aveva nella sua forma originaria.
Sappiamo non essere un caso, sappiamo che se non vogliamo ammalarci, se vogliamo curarci o se vogliamo prevenire, i soldi per fare tutto questo non ci sono. 👇🏻
09/05/2026
Quando abbiamo intrapreso questo doposcuola ci portavamo dietro tanto amore e tanta rabbia.
Amore per l’infanzia, per l’orizzontalità delle relazioni, per un incontro diverso tra persone grandi e piccole.
Rabbia per le carenze strutturali, per i processi educativi basati sul controllo e la punizione.
Non sapevamo che percorso sarebbe stato.
Non sapevamo che avremmo scoperto mondi vicini, eppure fino ad adesso sconosciuti.
Non sapevamo che i bimbx e la loro comunità ci avrebbero accoltx iniziando a condividere con noi una cultura preziosa.
Stiamo ancora elaborando e osservando per poterne parlare in modo comodo. Ci vorrà ancora del tempo.
I percorsi si immaginano insieme, dal basso. E se ci si spoglia completamente è necesario rispettare tempi e spazi.
Intanto possiamo dire che il 25 aprile e il 6 maggio abbiamo camminato insieme.
Il 25 abbiamo urlato l’orgoglio della resistenza dietro la bandiera Rom e Sinti.
Il 6 maggio abbiamo festeggiato Ederlezi.
La memoria e il racconto dell’identità sono l’antidoto al razzismo, la nostra conoscenza permette di riconoscersi e trovarsi.